Per uno studio del territorio di Almè in epoca romana

Reportage fotografico di Maurizio Scalvini, che ringrazio  per le utilissime indicazioni raccolte sul campo e per la preziosa collaborazione.

Almè, via Ponte Regina: l’antico tracciato che conduce a ciò che rimane dell’omonimo, grandioso ponte romano che si estendeva fra le opposte sponde di Almenno e Almè
Collocato all’imbocco della Valle Brembana sulla sponda sinistra del fiume Brembo, a circa otto chilometri dal capoluogo orobico, il comune di Almè sorge nei pressi di un’area di notevole rilevanza naturale, il “Piano del Petosino”, bacino lacustre singlaciale e interglaciale sede di fossili paleontologici e di ritrovamenti archeologici.
Tracce di popolamento protostorico sono state rilevate in tutta l’area all’imbocco delle valli Brembana e Imagna, nel territorio di Lemine, un vasto comprensorio territoriale racchiuso tra la sponda occidentale del Brembo e quella orientale dell’Adda, che per secoli mantenne una posizione di preminenza su tutto il circondario, e il cui nome si lega essenzialmente all’istituzione della pieve ed alla curtis regia longobarda.
L’origine del toponimo Lemine (1) sembra, secondo gli storici, giustificare una presenza celtica in Almè .
Poco distante, il Dunum di Clanezzo, fortificazione di matrice celtica della I età del Ferro erroneamente attribuita ai Galli (2), posta alla confluenza tra il torrente Imagna e il fiume Brembo,  presenta la struttura tipica di un oppidum,  riconducibile alla cultura Golasecchiana e alla stirpe degli Orobi.
Si tratta di un insediamento posto  a controllo della via pedemontana, il cui tracciato costituiva un’importante direttrice di traffico che, in direzione Est-Ovest, metteva in comunicazione Como (nel V secolo punto di mercato in cui si incontravano gli itinerari commerciali fra i popoli transalpini e quelli dell’Etruria centro Italica) con Brescia via Bergamo, passando per Almenno (3).
Un percorso  riconfermato in epoca romana, quando diviene tracciato militare (la celebre “Strada della Regina”) congiungendo Aquileia (Friuli) con la Rezia (Svizzera)  attraverso Verona, Brescia, Bergamo e Como, ripercorrendo così l’antica direttrice Bergamo-Como di matrice protostorica (4) e divenendo asse  della centuriazione relativa al territorio di Almenno.

Da V. Gastaldi Fois, ‘La rete viaria romana nel territorio del Municipium di Bergamo’ in ‘Rendiconti dell’Istituto Lombardo’, 105, 1971

In quanto crocevia militare e commerciale verso l’Europa, la Strada della Regina percorreva un territorio immerso in un’area militarmente turbolenta, occupato da diversi presidi militari.

Via Ponte Regina si diparte dalla vecchia stazione ferroviaria di Paladina da dove, per un lungo tratto, scorre tra anonime abitazioni ed edifici industriali. Solo a partire dall’incrocio con via Riviera (nell’immagine) si scorgono, a lato della stretta sede stradale, gli alti muri di ciotoli per la protezione di frutteti, orti, giardini, che fanno rimpiangere l’integrità di strade unitariamente fiancheggiate da case coloniche dai caratteristici loggiati in legno

Percorsi un centinaio di metri, quando la via si restringe in prossimità di una curva, le montagne si profilano in lontananza, insieme alla familiare sagoma del campanile della “Madonna del Castello” di Almenno

Ecco le case di via Ponte Regina osservate dal loro lato più agreste, che sfugge ai tanti automobilisti che percorrono questa viuzza per sfuggire alle code della Statale, probabilmente ignorando che stanno viaggiando su un’importantissima, secolare, via di comunicazione

Non a caso ad Almenno la postazione romana fortificata sulla colline di Duno (il Dunum di Canezzo ormai incluso nel sistema difensivo romano) e di Castra (5), in una posizione dominante gli accessi alle valli Imagna e Brembana, svolse la funzione di proteggere la Strada della Regina –  lungo la quale erano sorti accampamenti – dalle incursioni provenienti dalle valli; incursioni dovute alla resistenza indigena che continuò anche dopo la latinizzazione dell’ager bergomense.

All’altezza di un antico edificio in borlanti, via Ponte Regina compie una decisa curva a gomito per infilarsi lungo una lieve discesa lunga un centinaio di metri. Interessante è lo spigolo dell’edificio, rimarcato da grosse pietre squadrate

Al termine della discesa vi è il salto verticale della rupe che si affaccia sul fiume Brembo. Dalla sponda di Almè, il Ponte della Regina sorgeva proprio laddove ora si scorge un muretto
Nel I sec. a. C. le vittorie sui Galli (6) estesero la presenza romana nelle nostre zone portando una sorta di stabilità: nell’89 a.C. fu esteso il diritto romano alle città indigene transpadane, nel 49 a.C., quando Bergomum divenne municipium (7), la Bergamasca venne divisa in distretti (a loro volta suddivisi in più piccoli insediamenti), dislocati in particolare lungo le vie romane nei punti strategici e militari.

Uno dei distretti con cui i romani divisero la bergamasca fu appunto il pagus Lemennis.
Avente il centro amministrativo in Almenno S. Salvatore, presumibilmente nei pressi della Madonna del Castello, il pagus comprendeva diversi vici, fra cui quello di Almè (Lemene).

Le valli orobiche furono liberate dai rischi delle intemperanze degli avversari più irriducibili solo nel 43 a.C.; fu solo quindi in seguito a questa data che cominciò una lenta penetrazione dei coloni, insieme alla romanizzazione della popolazione locale e allo sfruttamento delle terre conquistate.

Questa colonizzazione si concretizzava con la formazione di nuovi insediamenti, nuclei o edifici sparsi di carattere rurale, o con l’integrazione di quelli esistenti, in particolare in quelli situati nei punti strategici e militari.
Tali insediamenti dovevano essere costituiti da edifici realizzati con materiali poveri o ricavati dalle risorse locali (legno, pietre di fiume).

A sorpresa sotto il malandato asfalto emerge il vecchio selciato, una preesistenza probabilmente medioevale, ma che induce inevitabilmente a domandarsi cosa possa celare lungo tale percorso
Si può ipotizzare che il territorio della futura Almè sia uscito da un certo isolamento solo dopo la conquista romana della Valle Padana, e più precisamente in occasione dei lavori per la costruzione della via militare per la Rezia (la Strada della Regina), che proprio in quest’area richiese opere di notevole impegno.
Ai confini dell’attuale territorio di Almè pare infatti siano stati eseguiti i lavori per il taglio del passo fra Almè e Bruntino al colle Cavergnano (un nome chiaramente di origine romana) e poi quelli per la costruzione del grande ponte sul Brembo, il celebre Ponte della Regina, il cui intervento, in particolare, richiedendo una prolungata presenza di tecnici, operai e soldati nella zona, fa supporre che essa abbia dato luogo all’impianto di insediamenti stabili che trovarono nel fertile pianoro riparato dai monti un luogo ideale, destinato ad attrarre anche parte della popolazione locale (in prossimità del punto di innesto del grande ponte sulla riva del Brembo sopravvive ancora il toponimo Fornaci, attestato già nel 1220, che sembra derivare proprio dalla presenza di un’officina, impiantata in età romana, per approntare i materiali necessari alla costruzione del ponte).

Il sito su cui sorgeva il Ponte della Regina, con in primo piano il punto d’innesto del pilone poggiante sulla sponda di Almè. Si nota un notevole salto verticale: rispetto al greto del fiume la struttura si elevava di circa 27 metri!

Il rettangolo rosso evidenzia i ruderi del pilastro di Almè; il rettangolo giallo indica i resti sommersi sulla sponda di Almenno; il rettangolo azzurro indica il grande pilone di Almenno. La linea color ciclamino è perfettamente in asse ai due pilastri su cui sorgeva il ponte ed anche Maurizio, scattando dalla sua postazione, si sente “perfettamente in asse” con questa emozione! (Elaborazione di Maurizio Scalvini)

Ed infine, visualizzata dalla sponda di Almenno, la rupe da cui si dipartivano i piloni dell’imponente Ponte della Regina, con in primo piano i resti del pilastro di Almè. Contrassegnato in rosso, il punto esatto in cui termina la via Ponte Regina, da cui si dipartiva il piano del ponte che fu a lungo percorso dagli eserciti romani e dove attualmente sorge il muretto da cui sono state scattate queste belle immagini

Certamente quindi, la presenza di una infrastruttura di rilievo quale è il Ponte della Regina favorì la formazione di insediamenti romani nella zona.

Ricostruzione del ponte di Lemine di Elia Fornoni, 1894. Il monumentale ponte di Lemine, o ponte della Regina, edificato per l’attraversamento del Brembo all’altezza di Almenno S. Salvatore, sorse (II sec d.C.) lungo la Strada della Regina, che ricalcava un antichissimo itinerario commerciale già ripercorso dai celti lungo il territorio di Lemine

Proprio il nucleo di Almè potrebbe essere sorto e sviluppatosi come caposaldo attestato in prossimità del ponte romano: la testimonianza documentaria di due torri medievali nel luogo detto corobiolo (dal latino quadrivium), ad est della Torre d’oro, potrebbero giustificare la presenza più antica del presidio.

Un documento del 867 d.C. cita un fundo et vico Larno oggetto della permuta tra Garibaldo, vescovo di Bergamo, e un certo Pietro di Presionico. La definizione contemporanea di vico e fundo è ritenuta associabile ad un insediamento attorniato da terre coltivabili (l’uso del termine vico e fundo in epoca altomedievale può autorevolmente giustificare un’antica presenza romana).

Strutture difensive medievali presso il Ponte della Regina (Gritti, 1997)

L’analisi della toponomastica locale ricavata da documenti medievali ci permette di ipotizzare una frequentazione del territorio di Almè suddivisa in diverse aree. Si individua quindi un’area detta dell’Arme – che ricorda l’antica dizione – entro la quale, racchiuso tra i torrenti Rino e Quisa, vicino alla via di Sombreno, poteva sorgere un insediamento ora scomparso: una trama catastale di particolare interesse proprio in questo sito potrebbe far pensare ad una derivazione dell’antico frazionamento.
Lo stesso dicasi per il toponimo Caprinium (Cavergnano), nome antichissimo di una località che si ricollega alla romana gens Caprinia.
S’individua poi la località 10 Pertiche situato tra Almè e Larno lungo l’asse diretto a Sud, a Agro collocato tra Villa d’Almè e Almè.

Particolare della carta dei dei luoghi dei ritrovamenti, delle famiglie del culto di Santi romani in Lemene e Val Breno, su un’ipotesi di maglia di centuriazione (elaborazione: Studio Gritti). In evidenza la toponomastica locale relativamente alle località dell’Arme, Caprinium e 10 Pertiche

Proseguendo verso sud lungo la medesima direttrice si incontrano altri nuclei, vici, quali Palatina, Scanum e Motium, dei quali sono stati scoperti pochi reperti pressochè tutti riferibili al I-II sec. d.C., e quindi in coincidenza di un effettivo progresso della società bergamasca.

Particolare della carta dei dei luoghi dei ritrovamenti, delle famiglie del culto di Santi romani in Lemene e Val Breno, su un’ipotesi di maglia di centuriazione (elaborazione: Studio Gritti). In evidenza la toponomastica locale per quanto concerne le località Palatina, Scanum e Motium, in cui sono riaffiorati reperti databili I-II sec. d.C.

Di grande suggestione è anche l’osservazione del culto dei Santi locali: vi si ritrovano dediche tutte ipoteticamente riconducibili al periodo tardo romano: tra queste S. Faustino e Giovita (Villa d’Almè), a S. Maria e S. Giovanni Battista (Almè, Mozzo), a S. Maria, S. Alessandro e SS. Fermo e Rustico (Sombreno e Paladina), a S. Vito (Ossanesga), a SS. Cosma e Damiano (Scano).

Inoltre, grazie al ritrovamento di alcune lapidi nei vici lungo la Valbreno, a Mozzo e a Ponte S. Pietro si conoscono il nome di alcune famiglie in parte di origine celtica (che testimomierebbero di una base sociale indigena) e in parte in relazione con l’area di Piacenza, d’altra parte legata a Bergamo come facente parte della tribù Voturia. Tra i personaggi di rilievo Marco Maesio Massimo, e la famiglia Calidii.

Carta dei dei luoghi dei ritrovamenti, delle famiglie del culto di Santi romani in Lemene e Val Breno, su un’ipotesi di maglia di centuriazione (elaborazione: Studio Gritti). Nella colonna a destra s’individua il culto dei Santi Romani riferito ad ogni singola località. Nella colonna a sinistra sono elencati i nomi di alcune famiglie locali, individuati mediante il ritrovamento di lapidi dislocate lungo il territorio
L’unica testimonianza archeologica rilevante nel territorio di Almè è il ritrovamento di un’ara dedicata al dio Silvano in località Cavergnano, che fu successivamente depositata nel campanile di Almè. L’ara, riferibile al II secolo, venne dedicata alla divinità da Marziale Reburro, probabilmente di derivazione celtica, figlio di Publio e di Igia (8).

La presenza di diversi insediamenti è testimoniata dal ritrovamento di numerose testimonianze archeologiche, la più importante delle quali è un’Il ritrovamento dell’ ara votiva al dio Silvano (II sec.), trovata proprio nell’area circostante il ponte, in loc. Cavergnano

Per quanto riguarda le direttrici viarie, sono stati individuati due tracciati che dal Ponte della Regina raggiungevano Bergamo, passando per Almè.

Strutture difensive nel comparto nord-ovest di Bergamo (elaborazione Studio Gritti)

Un tratto, inizialmente rettilineo, percorreva un tracciato che, passando per Almè, si dirigeva verso Brughiera, Petosino, Ramera, Ponte Secco, Valverde, fino alla porta di S. Lorenzo.

Si ipotizza poi che vi fosse un altro tratto – quello ritenuto più sicuro – che, passando per Almè, percorreva la spina dorsale che da Sombreno, salendo da Fontana, raggiungeva le pendici del colle di Bergamo accedendo alla città attraverso porta S. Alessandro, la porta occidentale (9).

Altre direttrici oltre a quelle sopracitate ebbero nuovo impulso a partire dalla fondazione della colonia di Piacenza (218 a.C.).

Da un punto di vista archeologico-topografico, l’originaria scelta insediativa del nucleo di Almè, potrebbe riallacciarsi ad un ipotetica direttrice proveniente da Sud: ovvero al percorso storico della transumanza (l’antica via Bergamo-Crema), l’antico tracciato di origine preromana che dalla pianura conduceva ai pascoli brembani disegnando l’asse Mozzo-Scano-Ossanesga-Sombreno-Paladina-Almè, lo stesso che proseguendo verso sud sarebbe poi divenuto in epoca romana, un asse di riferimento per la centuriazione, forse riferibile al cardo n. XX indicato dal Tozzi, ovvero il cardo massimo della prima centuriazione del territorio bergamasco (10). E ciò in relazione a quanto supposto in recenti studi.

Se così fosse, anche la via per Sombreno, prolungamento naturale del cardo, risalterebbe nella regolarizzazione centuriata delle terre adiacenti.
Alcuni ritrovamenti d’epoca romana e l’aiuto della toponomastica locale, ovvero l’indicazione circa la presenza di famiglie riconducibili all’area di Piacenza, sembrerebbero avvalorare questa ipotesi, testimoniando quindi l’esistenza di insediamenti romani presumibilmente impostati sulla centuriazione.

E’ lecito dunque chiedersi se esisteva una centuriazione nella piana di Almè. Le tracce rilevabili all’oggi sono piuttosto esili ma, osservando i catasti ottocenteschi si intravede una suddivisione dei terreni perpendicolare alla direttrice sopracitata, seguita dai luoghi ritenuti presenti in epoca romana:
Motium, Scanum, Ossanisga e Palatina.

Dal catasto ottocentesco. In generale i sistemi di misurazione e valutazione dei possedimenti risultano essere molto spesso tra gli elementi portanti su cui si basa una ricostruzione storica. Questo vale in particolare nel caso di Almè, sia per la questione della omonimia con Almenno (la già citata definizione Lemene), sia per la carenza di memorie storiche locali

 

Almè, mappa catastale del periodo Lombardo-Veneto, primo rilievo (Archivio di Stato di Milano)

Si potrebbe quindi scorgere una divisione particellare che suscita particolare attenzione individuando due diversi orientamenti.

Particolare della carta dei dei luoghi dei ritrovamenti, delle famiglie del culto di Santi romani in Lemene e Val Breno, su un’ipotesi di maglia di centuriazione (elaborazione: Studio Gritti)

Il primo, continuativo a quello presente nella piana sottostante, sarebbe individuabile sia in una griglia particellare nell’area presumibilmente occupata dall’antico vico Larno, sia lungo l’asse che da Sud conduce alla strada della Regina nel sito anticamente detto 10 Pertiche.

Il secondo, comprendente l’abitato di Lemene ed i terreni e SE, sarebbe invece impostato secondo la direttrice della Strada della Regina.
Verso Nord, la presenza dei toponimi corobiolo e agro nonchè del centro di Villa Lemene ci potrebbero indicare un prolungamento della centuriazione fino alla base collinare.

NOTE
(1) La comunità di Almè ed il suo territorio, fino a quasi tutto il XVI secolo, sono sempre stati indicati nei documenti con il nome LEMINE o LEMENE, esattamente come la vicina comunità di Almenno, stabilita sull’opposta riva del fiume. Per questo, l’analisi di ogni documento relativo alle due comunità presuppone un laborioso accertamento che possa stabilire con sicurezza a quale di esse si riferisca il documento in questione.
(2) Secondo il Rota (Origine di Bergamo, lib. III) “dun” è un’espressione che nel linguaggio gallico significa “colle o monte”; nella Gallia oltremontana si hanno infatti numerosi esempi di città situate in luoghi elevati i cui nomi finivano in “dun”, che poi i latini modificarono in “dunum”.
(3) La cultura di Golasecca, civiltà sviluppatasi nella regione dei laghi lombardi, tra il Po e l’arco alpino, si trovava in posizione di rilievo nei rapporti economici tra la civiltà etrusca e, oltralpe, quella celtica. Tale situazione, oltre al naturale sviluppo di una rete viaria locale, favorì il formarsi di direttrici di traffico comprese in lunghe rotte commerciali, sulle quali si attestarono anche centri urbani quali Como (nel V secolo punto di mercato in cui si incontravano gli itinerari commerciali fra i popoli transalpini e quelli dell’Etruria centro Italica), Bergamo e Brescia. Tra queste, vi erano quelle definite come la Transalpina e la Pedemontana. La Transalpina, in direzione NO-SE, congiungeva la valle del Reno con Felsina e l’area del Mincio seguendo il tracciato passo di S. Bernardino – Bellinzona – Canton Ticino – Como – Brembate – Fiume Mincio e Mantova. La Pedemontana, in direzione E-O, metteva in comunicazione Como, centro nodale per l’accesso a Nord, con Brescia via Bergamo (De Marinis annota che da Bergamo il tracciato forse si divideva in due direttrici: “a nord attraverso la valle S. Martino si perveniva a Chiuso e quindi a Lecco….a sud seguendo il corso del Brembo si poteva passare l’Adda all’altezza di Brembate e di Trezzo” e quindi proseguire per Como – cfr. R.C. De Marinis, 1995, p.4 -).
Altre vie ipotizzate erano quelle che seguivani i corsi dei principali fiumi quali l’Adda, il Serio, l’Oglio, nonchè le valli Seriana e Cavallina e, infine, un tracciato tradizionalmente usato per la transumanza attraversante Crema – Mozzanica – Bariano – Morengo – Cologno – Urgnano – Zanica. Da qui si ipotizza una biforcazione conducente ai pascoli subalpini, verso Est, in valle Seriana e, verso Ovest, in valle Brembana.
(4) Fra il III e il II sec. a.C. si assiste a una decisa penetrazione romana verso Nord. La necessità di un controllo di un territorio più ampio e l’introduzione di una politica intesa al dominio disciplinato delle popolazioni autoctone viene attuata dalla repubblica romana mediante l’imposizione di nuovi tracciati, la razionalizzazione di quelli esistenti, e l’applicazione del sistema di centuriazione. In area lombarda si favorirono i collegamenti di pianura. Questi privilegiavano i percorsi da Milano verso Novara, Pavia, Piacenza, Cremona, Brescia, Bergamo e Como.
(5) Alle pendici della collina di Castra, sono venuti alla luce i resti di di un acquedotto di epoca romana, il cui impianto idrico consisteva in un condotto in calcestruzzo con sezione ad “U”, privo di copertura, della lunghezza di circa 2 km, che prelevava l’acqua da una cascata portandola fino alla forcella di Castra.
(6) Man mano i Romani avanzavano verso il nord Italia, la reazione tenace dei Celti fu domata dopo 5 anni di aspra guerra; le ultime due resistenze, specie nelle valli, furono fiaccate dal console Valerio nel 196 a. C.. Cosicché Roma portò oltre il Po la sua potenza ed il nostro territorio fu certamente latinizzato (in sequenza le vittorie furono: 222 a.C. sull’Oglio, 199 a.C. sul Mincio, 198 a.C. a Como, 196 a.C. a Milano (Cfr. P.Manzoni, Lemine dalle origini al XVI secolo, Bergamo 1988, p. 19).
(7) Nel Bergamasco i confini non dovevano inizialmente oltrepassare le cime dell’Albenza, del Resegone e del Canto Alto.
Nel I sec. a. C. le vittorie sui Galli (in sequenza le vittorie furono: 222 a.C. sull’Oglio, 199 a.C. sul Mincio, 198 a.C. a Como, 196 a.C. a Milano (Cfr. P.Manzoni, Lemine dalle origini al XVI secolo, Bergamo 1988, p. 19) estesero la presenza romana nelle nostre zone portando una sorta di stabilità: nell’89 a.C. fu esteso il diritto romano alle città indigene transpadane, nel 49 a.C. Bergomum divenne municipium (Il “municipio” romano era diviso in distretti, a loro volta suddivisi in più piccoli insediamenti, dislocati in particolare lungo le vie romane nei punti strategici e militari.
Fu solo nel 43 a.C. quando le valli orobiche vennero assoggettate al dominio romano liberando tutta la fascia collinare dai rischi delle intemperanze degli avversari più irriducibili, che cominciò una lenta penetrazione dei coloni, insieme alla romanizzazione della popolazione locale e allo sfruttamento delle terre conquistate. Questa colonizzazione si concretizzava con la formazione di nuovi insediamenti, nuclei o edifici sparsi di carattere rurale, o con l’integrazione di quelli esistenti, in particolare in quelli situati nei punti strategici e militari.

(8) Silvano, dio romano forse assimilabile ad una divinità agreste celtica Cfr. M. Vavassori (a cura di), Le antiche lapidi di Bergamo e del suo territorio. Materiali, iscrizioni, iconografia, in “Notizie archeologiche bergomensi”, n. 1, 1993, pp. 145-146.

(9) E’ importante, a tale proposito, precisare che le direzioni delle vie principali che si dipartono (e convergono) dalle antiche porte della città, furono fissate già dai tempi antichi, almeno dal periodo romano, quando le probabili porte della cinta romana, erano, così come oggi, orientate secondo quattro punti principali (in qualche modo riconducibili ai quattro punti cardinali) che si aprivano verso Milano, Brescia, Como e la Valle Seriana, corrispondenze che furono poi confermate dalle aperture principali di quella medievale e poi fissate in quelle della fortezza veneta: Porta S. Alessandro – verso Ovest -, Porta S. Giacomo – verso Sud -, Porta S. Agostino – verso Est -, Porta S. Lorenzo – verso nord.
(10) “Conseguentemente all’ammissione dello ius Latii (89 a.C.), iniziò la centuriazione del territorio bergamasco. Studi precedenti hanno individuato due fasi distinte: la prima, interamente compresa nell’area pianeggiante del territorio, riferibile all’epoca dell’ammissione, la seconda, in parte sovrapposta alla precedente, realizzata in epoca augustea in una situazione meglio definita militarmente. Seguendo le indicazioni del Tozzi la prima centuriazione venne orientata secondo l’asse Spirano-Stezzano. In seguito la Cantarelli ha ipotizzato come Cardo massimo, il tracciato di riferimento per la prima centuriazione, l’antica via Bergamo-Crema – anticamente usata per la transumanza – passante per Verdello e identificata dal Tozzi come cardo XX: Se così fosse, anche la via per Sombreno, prolungamento naturale del cardo, risalterebbe nella regolarizzazione centuriata delle terre adiacenti” (Gritti, op cit.)

Riferimento principale
A cura di Andrea, Luigia e Pietro Gritti, “Almè, l’antico nucleo e il territorio”, 1997.

Un ringraziamento alla gentilissima signora che ha aperto a Maurizio i cancelli del suo cortile, postazione ideale per gli scatti fotografici presenti nel post.

L’articolo è pubblicato anche in Due passi nel mistero

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