Tra un roccolo e l’altro, sui colli di Bergamo, seguendo il canto degli abitanti del cielo

Grazie alla loro collocazione allo sbocco dei due più importanti solchi vallivi, i colli che adornano la Bergamo antica sono il luogo ideale per accogliere splendide specie di passo, stanziali e svernanti, che rispecchiano fedelmente la realtà naturale di Bergamo. Perciò i crinali e le selle sono punteggiati dai tanti roccoli che ricordano l’antica  usanza del cacciare con le reti.

Assiolo

Tra le catture più singolari o tipiche: l’Assiolo, il Gufo di palude, il Frosone, il Crociere, la Nocciolaia, il Picchio rosso maggiore, il Canapino maggiore….

Gufo di palude (Milko Marchetti)

Si tratta di una tradizione secolare, tramandata di padre in figlio, che sembra aver avuto origine nella Bergamasca ai tempi in cui  l’uccellagione era una fonte essenziale di sussistenza per le famiglie e che talvolta era  persino occasione di svago e divertimento per nobili e proprietari terrieri.

Gufo di palude

Non è un caso dunque se sui nostri colli il vocabolo “roccolo” sia così diffuso: basti pensare a Colle del Roccolo, Colle dei Roccoli, Colle Roccolone e a via del Roccolino o via Colle dei Roccoli; lo ritroviamo persino in alcuni antichi fondi agricoli come Alli Roccoli o Alli Prati dell’Usellande.

Canapino maggiore

Ma come avvenivano la caccia e la cattura da posizione fissa? Avvenivano attraverso un sistema piuttosto complesso che sfruttava le linee naturali di passaggio dei volatili intercettando le cosiddette “passate”, ossia le diverse rotte migratorie e quelle degli spostamenti interni.

Picchio rosso maggiore

Per questo motivo il roccolo non era mai isolato, ma faceva parte di un sistema che “colonizzava” strategicamente il crinale ed i versanti.

Nella Bergamasca il sistema dei Roccoli era ancora attivo fino a una trentina d’anni fa e ancora nel 1950, dei 1072 roccoli funzionanti in Lombardia ben 340 erano diffusi nella sola provincia di Bergamo, specialmente in media valle. Oggi i roccoli ancora funzionanti nella nostra provincia sono circa una trentina (Roccolo di Ganda – ph bergamasca.net)

Intrecciate perlopiù con legni di rovere e carpino, che adeguatamente disciplinati e potati disegnano sequenze di archi, esedre verdi e  corridoi, queste architetture verdi arricchiscono ancor di più i già pregevoli caratteri del nostro paesaggio collinare.

E allora, in alternativa alle classiche passeggiate sui i Colli o alla “vasca” in Corsarola, cosa aspettate a visitare il più bel roccolo del Parco dei Colli?

Stormo di passaggio per Colle Aperto

A una mezz’ora da Colle Aperto, stagliato tra il bosco ed i coltivi vi attende un formidabile roccolo tradizionale da cui osservare bellissimi esemplari di avifauna. Bastano solo un paio di scarpe comode e la voglia di lasciarsi incantare da un angolo intatto e suggestivo: il roccolo Casati, o della “Tavernella”, un esempio di architettura vegetale mirabilmente modellata dalle mani dell’uomo, che domina l’abitato di Castagneta e la  valletta sottostante, sospesa tra natura e storia.

Per vederlo, possiamo inoltrarci in via Tavernelle e imboccare un sorprendente sentiero boschivo che nel volgere di poco condurrà alla panoramica per San Vigilio.

Oppure si può percorrere l’incredibile scaletta che da Colle Aperto si inerpica su, per l’Orto Botanico, da dove godere di una magnifica vista che comprende anche il belvedere del ristorante Pianone.

Ma vi si può arrivare – e sarebbe la soluzione migliore – attraverso una “direttissima” di circa un chilometro che si diparte da Colle Aperto.

Lasciata alle spalle l’Orto Botanico e superata la curva di via Beltrami, si imbocca a sinistra la via Sotto Mura di Sant’Alessandro, una stradetta a fondo chiuso che s’inoltra nel bosco dove diviene un suggestivo sentiero.

Via Sotto le Mura di Sant’Alessandro

Il percorso è delimitato a sinistra da un tratto di mura veneziane coperte dalla vegetazione, che celano una porta apparentemente insignificante: si tratta della “Porta del Soccorso”, la quinta della fortificazione di Bergamo Alta, la più piccola e nascosta: siamo nella pancia del Forte di S. Marco

Una volta usciti, ci troveremo su via Cavagnis. Svoltiamo a sinistra e percorriamola fino a quando si aprirà un panorama eccezionale: il roccolo con vista sull’abitato di Castagneta, il campanile e le vecchie cascine recuperate.

Il roccolo della Tavernella, uno dei più belli e meglio tenuti fra i roccoli dei colli, frutto di anni di assiduo e sapiente lavoro da parte della famiglia Casati, a tutt’oggi curato dall’ottantaquattrenne Pietro, ultimo roccolatore dei Colli di Bergamo

Giunti nello splendido contesto attorniato da castagneti e vigneti, il Roccolo Tavernella si eleva in posizione strategica lungo la rotta di migrazione dell’avifauna, ricordando un passato in cui la cattura di richiami vivi era utilizzata per la caccia da appostamento fisso.

Il roccolo della Tavernella, in località Castagneta. I roccoli erano strutture nate per la cattura degli uccelli con le reti: dalla torre dell’uccellatore si lanciava lo spauracchio, che simulava il volo di un rapace e spingeva gli uccelli in sosta nel roccolo a cercare una via di fuga verso il basso, tra il doppio filare di carpini, dove erano poste le reti

L’impianto arboreo è definito da un doppio filare concentrico per lo più in carpini neri e bianchi, appositamente sagomati, che un tempo mascherava le reti a maglia fine per la caccia.

Come tutti i roccoli presenti in ambito collinare e montano, presenta una pianta a ferro di cavallo (con al centro alberi da frutto, bacche e uccelli da richiamo in gabbiette), aperta a monte verso il tipico casello di osservazione, da cui l’uccellatore poteva controllare l’intero impianto grazie alle feritoie.

Il roccolo della Tavernella, in località Castagneta (Renato Ferlinghetti, Rinverdiamo la città: Parchi, orti e giardini)

Dal 1986 al ’98 è stato osservatorio ornitologico della regione Lombardia, fornendo un valevole contributo all’inanellamento di quasi 67.000 uccelli migratori, che sono poi stati nuovamente catturati a migliaia di chilometri di distanza ( in tutta Europa e nel Nord Africa), come attestato dalle schede conservate dal proprietario.

Adagiato su un colle immerso tra castagneti e vigneti, il Roccolo Casati sopra l’abitato di Castagneta, in località Tavernella è uno dei più storici e classici caselli bergamaschi,  a lungo sfruttato per la cattura degli uccelli. Oggi  continua ad essere luogo di passaggio di molti volatili, nell’ambito delle rotte migratorie (da Orobie).

Per chi invece vuole cimentarsi in un vero e proprio percorso ornitologico, l’esperto Marco Mastrorilli ne suggerisce uno che parte da Colle Aperto sino a  raggiungere il Santuario della Madonna della Castagna, nella parte occidentale dei colli: un percorso alla portata di tutti, da intraprendere preferibilmente da ottobre ad aprile.

La valletta di Colle Aperto in Bergamo Alta

Andando alla scoperta delle tante specie di passo che popolano il magnifico anfiteatro delle colline di Bergamo, percorrerete strade e viuzze lastricate che attraversano boschi, prati e splendidi giardini, in un contesto contornato anche da bellezze artistiche.

L’alternanza di boschi, prati, orti, giardini e vigneti lungo un tracciato percorribile in circa 4 ore – ma suddivisibile anche in due o più parti -, consente di comprendere l’importanza della posizione di Bergamo per le specie di passo e quelle legate alle migrazioni verticali durante la stagione invernale.

Mappa del percorso ornitologico: un giro ad anello da Colle Aperto a Madonna della Castagna nel cuore del Parco dei Colli di Bergamo

Lasciata alle spalle Colle Aperto e imboccata via Costantino Beltrami, al bivio per Castagneta si imbocca la panoramica per San Vigilio (via Cavagnis) in direzione via Vetta, attraverso tortuose ed irte strade, sino al panoramico Monte Bastia (470 m s.l.m.).

Il colle sopra l’abitato di Castagneta, dalla panoramica per San Vigilio

 

Il versante della Vetta dal colle Ciaregotto

Gli studi degli anni ’60 (M. Guerra) ci hanno tramandato una memoria storica sulla preziosa ornitofauna urbana della città, con segnalazioni singolari come l’insolita nidificazione di Civetta capogrosso sul Monte Bastia.

Civetta capogrosso

Il canto di Paridi, del Picchio muratore, del Codirosso e persino del Codirosso spazzacamino costituiscono contatti comuni, ma uno tra i fenomeni più interessanti osservabili sul Monte Bastia…

…ed anche sul Colle di S. Vigilio….

Il colle di San Vigilio dalla Torre Civica (Campanone)

è il regolare svernamento di una colonia di Rondini montane, osservabili anche nei mesi di dicembre e gennaio.

Rondine montana

Il Dr. Guerra, ex direttore del Museo di Storia Naturale di Bergamo, seguì per numerosissimi anni questo fenomeno che puntualmente ogni inverno si ripete ed è attribuibile ad una felice esposizione e soleggiamento di questi colli termofili, soleggiati anche nei periodi in cui nebbia e freddo intorpidiscono la pianura e isolano la parte alta della città di Bergamo, cullata dal sole.

Le primule di Gennaio, nel bosco di Colle dei Roccoli

 

L’Upupa e il Torcicollo – quest’ultimo altamente mimetico – sono altre specie frequenti che si odono cantare e si osservano nei giardini e persino nei prati e negli orti, vera miniera ornitologica per coloro che amano i colli di Bergamo.

Upupa

 

La sella di San Sebastiano dalla Bastia

Una rigogliosa pianta di cachi, dal colle della Bastia, paradiso dei volatili

 

Torcicollo

Proseguendo per via S. Orsarola, si prosegue per ombreggiati tornanti sino al colle Ciaregotto per poi giungere al Colle dei Roccoli, uno degli angoli più belli del Parco dei Colli di Bergamo, dove si apre da uno splendido scorcio sulla Val S. Martino.

Dal Colle dei Roccoli si può godere di una splendida vista verso la conca di Fontana e la pianura bergamasca occidentale. Nelle giornate con cielo terso si scorge lo skyline di Milano e l’arco alpino dal monte Rosa al Monviso

 

Un vecchio impianto di roccolo a semicerchio, sul Colle dei Roccoli. Vi si arriva superando la casa-museo in cui è ospitata anche la trattoria degli alpini (443 m), imboccando il sentiero boschivo 910 in direzione di Valmarina.  Poco dopo si supera a sinistra un affioramento del Conglomerato di Sirone (da cui un tempo si cavava pietra da macina) e quando il sentiero si fa ripido, nei pressi di una ceppaia di castagno da cui si innalzano due vigorosi tronchi a forma di forcella, si stacca una traccia, poco evidente, che conduce ad alcuni roccoli, ora sommersi dal bosco. Una monumentale scalinata, ricoperta ora da edera, raccorda l’antico roccolo con la sottostante via Ramera (Ph Pieroweb)

 

Il roccolo posto a un incrocio di sentieri (Ph Pieroweb), immerso in un bosco di carpini, roveri, castagni e robinie

Lungo le lastricate vie di Bergamo, è possibile inoltre rilevare e osservare, in inverno, altre specie alpine.

Tra i Turdidi, sempre molto diffusi, rinveniamo il Tordo sassello, il Bottaccio, la Cesena e il Pettirosso.

Pettirosso

Tuttavia la presenza di conifere nei giardini favorisce anche concentrazioni di diversa entità di Crocieri, Frosoni, Lucarini, Peppole, Fringuelli, Fanelli e nei prati lungo i crinali non mancheranno i Prispoloni, assai comune durante il passo autunnale.

Fringuello

 

Prispolone

 

Nel bosco verso la Madonna della Castagna, nel regno dell’arenaria di Sarnico

Il raggiungimento del Santuario della Madonna della Castagna permette di unire interessi storici e naturalistici.

Santuario della Madonna della Castagna, a ovest del sistema collinare di Bergamo

Ma se prestiamo attenzione alle aree più aperte intorno al santuario, si può scoprire nelle serate estive la presenza del Succiacapre, specie ben distribuita nel Parco dei Colli.

Al crepuscolo (Ph Marco Caccia)

 

Succiacapre

Dovendo far ritorno a Colle Aperto, la rete viaria e di sentieri pedonali all’interno del parco è talmente ricca di soluzioni che è possibile scegliere sul declivio dei colli almeno 3 o 4 differenti strade parallele che portano comunque in Bergamo Alta, ma è auspicabile imboccare via Fontana che c’introdurrà nella Riserva della Valle d’Astino.

Qui ci aspetta l’ex monastero di Astino, opera dei frati Benedettini, uno dei monumenti di Bergamo più affascinanti, adagiato com’è in un terrazzo prativo circondato da boschi di latifoglie, con prevalenza di castagno.

La verdeggiante valletta di Astino

I pendii più impervi ospitano il Saltimpalo e l’Averla piccola, ma la particolare disposizione dei colli permette di udire il tambureggiamento del Picchio rosso maggiore che nidifica nel vicino bosco….

Presenti anche il Canapino, il Beccafico, lo Zigolo muciatto e nei tratti più soleggiati, in primavera inoltrata, è stato osservato l’Occhiocotto.

Canapino

Trovandoci nell’area comunale con la maggior concentrazioni di rapaci notturni, troviamo tre coppie territoriali di Allocco, due coppie di Civetta, una di Barbagianni ed una di Assiolo.

Emozioni garantite per coloro che volessero provare un contatto con il metodo del play back.

Civetta

Sulla via del ritorno, imboccando la via Lavanderio, si sale tra paesaggi incantati sino alla via dei Torni, che ci condurrà alla chiusura del nostro anello.

La ripida salita del Lavanderio, percorso di collegamento tra la valletta di Astino e Sudorno

Qui è stata segnalata la presenza – o nidificazione – del Tordo Golarossa, osservato a dicembre nella conca d’Astino, della Sterpazzolina, che sfruttando il clima mite di alcuni pendii, è stata osservata in periodo riproduttivo nel vicino Pascolo dei Tedeschi e dello Zigolo nero in pieno periodo riproduttivo in località Fontana.

Pispola golarossa

 

Sterpazzolina

 

Zigolo nero

Al termine di una giornata così emozionante e remunerativa, non resta che far ritorno, soddisfatti, in Colle Aperto.

 

Riferimenti essenziali

Marco Mastrorilli. Quaderni di Birdwatching: Birdwatching nella pianura bergamasca.

Orobie.

2 risposte a “Tra un roccolo e l’altro, sui colli di Bergamo, seguendo il canto degli abitanti del cielo”

  1. sempre brava…piacevoli escursioni alla riscoperta di luoghi un po’ dimenticati della nostra bellissima citta’ e d’intorni con
    importanti approfondimenti storici e fotografici compresi costumi,tradizioni e natura..

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