Storia e suggestioni della chiesa di S. Rocco, tra via Rocca e piazza Mercato delle Scarpe

Scorcio sull’imbocco di via Rocca, con ingresso della chiesa di San Rocco posta  accanto a uno dei palazzi più antichi della città. Un susseguirsi di 6 archi e porte, di cui due murate (le cosiddette “porte del morto”), caratterizza la casa che fu la prima sede della Misericordia Maggiore fondata nel 1265 da P. Pinamonte da Brembate (Ph Alfonso Modonesi)

A pochi passi dalla stazione della funicolare di Bergamo Alta, allo snodo tra via Rocca e piazza Mercato delle Scarpe, l’ex chiesa di S. Rocco, gioiello nascosto e dimenticato dell’architettura sacra cittadina, fa capolino al di sopra di un antica fontana trecentesca.

Eretta nel primo ‘500 come ex-voto alla Madonna in seguito all’epidemia di peste che aveva colpito la città, solo più tardi, e dopo varie trasformazioni e vicissitudini, venne dedicata a San Rocco, caro alla popolazione per le sue facoltà taumaturgiche e invocato soprattutto contro la peste (unitamente a San Sebastiano). Proprio in quell’anno la città faceva voto, durante una pestilenza, di celebrare con una processione annuale al 16 agosto la devozione a S. Rocco protettore.

In un periodo di continue e violente epidemie, il culto a San Rocco si era irradiato da Venezia ai domini della terraferma, dove si era talmente diffuso da essere, nel 1575, il santo più invocato dell’intera bergamasca per numero di edifici religiosi ad esso dedicati (si pensi anche solo alle chiese di Castagneta, Fontana, via Broseta e alle tante edicole votive esistenti): solo il contagio del 1630, la famosa peste manzoniana, contò circa 9000 morti su di una popolazione complessiva di 27.000 abitanti.

La chiesa di San Rocco in via Broseta

Il sacro edificio all’angolo tra via Rocca e il Mercato delle Scarpe ha attraversato diverse vicende della storia della città: da tribunale mercantile nel Medioevo a cappelletta ed infine a chiesa, fu poi sconsacrato e a lungo inutilizzato nonostante un’intensa opera di sensibilizzazione volta al recupero, da parte di un attivo comitato di cittadini della circoscrizione, e nonostante la temporanea riapertura, avvenuta nel 2014 in occasione di  un allestimento artistico ideato per riaccendere l’interesse intorno alle sorti della ex chiesetta.

L’ex chiesa (Oratorio) di S. Rocco, inizialmente dedicata alla Madonna, sorge in luogo dell’antico Tribunale dei Mercanti, edificato sull’arcata della Fonte Seca, una sorgente-fontana trecentesca. Alta due piani, la chiesa  è formata da un corpo semplice a pianta rettangolare irregolare

In quell’occasione, dal disfacimento dovuto ad un abbandono protrattosi per ottantant’anni la chiesa era riemersa dall’oblio con il suo lungo corollario storico, i sui silenzi e la forza impressa dalle mille suggestioni trasmesse dal percorso espositivo, che mediante una passerella sospesa permetteva ai visitatori di fruire della fragile struttura interna e saggiare una gamma di emozioni accresciute da una colonna sonora creata ad hoc.

Rivissuta grazie all’iniziativa di Contemporary locus, la chiesa era stata riaperta al pubblico il 17 maggio 2014 per ospitare le installazioni artistiche dell’italiana Margherita Moscardini e della sound artist e compositrice inglese Jo Thomas, invitate a ideare e sviluppare un lavoro “site specific” per questo fragile luogo che racchiude secoli di storia e di silenzi. Per l’occasione, una passerella metallica attraversava la chiesa fin d’ingresso in via Rocca, restringendosi a cuneo fino a “bucare” la finestra affacciata sulla piazza

 

La cupola e la passerella metallica allestita tra la primavera e l’estate del 2014

Ancora nella prima metà del secolo scorso, nel giorno della ricorrenza di San Rocco, il 16 agosto, la porta della chiesetta veniva riaperta e per l’occasione gli abitanti di via Rocca si adoperavano per rendere la festa più solenne e gioiosa.

Racimolato il denaro per far celebrare una messa serale seguita da una solenne benedizione e da un seppur modesto concerto bandistico, predisponevano i preparativi per illuminare la via con un centinario di gusci di lumaca colmi d’olio, disseminati tra l’ingresso della chiesa e i davanzali delle finestre, dove venivano accesi sin dalla serata precedente la festa.

Via Rocca e le porte del morto nella raccolta Gaffuri. All’altezza del primo piano di quella che fu la prima sede della Misericordia Maggiore, campeggia uno stemma araldico (non visibile) diviso in due parti da una linea curva: nella superiore una figura umana che ha l’aspetto di un corpulento mastro di posta come talvolta si vede in alcuni dipinti fiamminghi, in quella inferiore due corni di posta incrociati

Oggi la chiesetta è ancora lì, silente all’angolo tra il Mercato delle Scarpe e l’erta salita che inerpica alla Rocca, “sospesa” sopra il solido arcone di dura arenaria di un’antica sorgente-fontana, poi prosciugata, che anticamente zampillava su una piazza ricca di suoni, voci e odori persistenti, come quello dell’attigua spezieria; fontana che, alla fine del Cinquecento, per soddisfare l’accresciuto fabbisogno era stata affiancata da una grande cisterna, costruita sotto il livello della piazza e presente ancor’oggi all’imbocco di via Porta Dipinta.

La chiesa di San Rocco nella veduta di Alvise Cima, inserita in un fabbricato con alla base la trecentesca Fonte Seca (quest’ultima, visibile solo nella tela del Museo, data la posizione ostica della chiesa) il cui arcone anticipava il serbatoio. L’ingresso della chiesa è tuttora rivolto verso via Rocca, dietro un angolo e appena sopra l’imbocco della salita

Come detto, la chiesa era sorta come cappella nel 1513 in luogo di un’antica corporazione di mercanti come ex-voto alla Madonna, in seguito all’epidemia di peste che aveva colpito la città (1).

Scorcio sulla chiesa di San Rocco in piazza Mercato delle Scarpe nel 1961. Sotto, la santella con l’affresco cinquecentesco e a fianco le tre arcate oggi corrispondenti alla trecentesca Fonte Seca (non ancora recuperata) e i locali della biblioteca rionale Gavazzeni

Cappella che nel 1577 fu dichiarata vicinale e che il 4 aprile del ‘79 fu adattata “in forma di picciola chiesa” ed affidata dal 1580 alla locale Confraternita di San Rocco, la quale, “notabilmente accresciuta”, chiese ed ottenne dal Pontefice l’annessione alla Confraternita di Roma, insieme ai relativi privilegi, indulgenze e statuti.

Ex chiesa di San Rocco, interno

Se la visita pastorale di S. Carlo Borromeo nel 1572 testimoniava che la messa vi veniva celebrata solo saltuariamente (trattandosi per lo più di funzioni private, su commissione), con la Confraternita di San Rocco – tra le più prestigiose in Bergamo, perché composta da molti nobili – era consentita la celebrazione della messa quotidiana e di due messe domenicali; vi si teneva la dottrina e nei venerdì di Quaresima si dava spazio ad un predicatore.

Nel corso dei secoli l’interno dell’Oratorio non ha subito modifiche di particolare importanza (se si eccettua la decorazione a stucchi nel secolo XVII, citata da Luigi Angelini), anche se la visita pastorale di S. Carlo Borromeo testimonia che il modesto edificio doveva avere due non ben precisate aperture (“aperto da due lati con un solo altare in ornato”), oggi non più riscontrabili.

Databili al 1856 gli affreschi, ora non più identificabili, di Giacomo Gritti

All’interno, dotato di un solo piccolo altare, si conservavano le reliquie del Santo (non più rintracciabili) e colui che vi faceva celebrare la S. Messa riceveva delle indulgenze speciali. Per tale motivo lo spazio privilegiato dell’altare doveva essere interamente occupato una “pietra” sacra di marmo (da uno scritto del 31 marzo 1661), che poteva essere spostata verso l’alto, come informa un documento del 1666.

Ex chiesa di San Rocco, altare

La pala d’altare, commissionata nel 1588 a Pietro Ronzelli (La Vergine addolorata e i Santi Rocco e Sebastiano) venne trasferita presso la Quadreria della Cattedrale.

Tra i beni artistici della ex chiesa, la pala d’altare di Pietro Ronzelli del 1588 (La Vergine addolorata e i Santi Rocco e Sebastiano, olio su tela cm 160×120), trasferita presso la Quadreria della Cattedrale

Dietro la parete destra rispetto all’ingresso in via Rocca sono ancora visibili i resti di un organo di cui si sono perse le tracce.

Nel 1697 si ha notizia della soppressione (una probabile e temporanea “sconsacrazione”) della piccola chiesa, che rimase in tale condizione sino al 1884, dopodiché l’edificio fu oggetto di alterne vicende.

Il degrado avanzato della cupola di forma ellittica

L’attuale impianto, comprensivo di una piccola cella campanaria a pianta quadrata e con quattro aperture a tutto sesto, un’alta cornice e copertura a padiglione, deriva dalla modifica apportata nel 1630, anno in cui si verificò a Bergamo un altro contagio di peste.

Il campaniletto, antistante un lacerto d’affresco posto sulla parete dietro la chiesa

Il Pasta, nelle Pitture notabili in Bergamo, descrivendo le chiese cittadine nel 1775 accenna alla “picciola, ma pur galante e gentile chiesuola di S. Rocco”; chiesa che alla fine del ‘700 venne riaperta al culto grazie alla famiglia Salvioni, potente e nobile famiglia bergamasca.

Dalla visita pastorale del 28 Luglio 1835 (proprietaria della chiesa è ancora la famiglia Salvioni), risulta che “L’Oratorio è in lodevole stato, ad eccezione dei banchi, del vecchio confessionale e della volta della chiesa che devono essere riparati”.

Infine, nel 1856 venne abbellita con affreschi (ora non più identificabili) eseguiti da Giacomo Gritti.

A seguito della probabile caduta in disgrazia della famiglia Salvioni, la chiesa fu nuovamente abbandonata per essere definitivamente sconsacrata nel 1927.

La chiesa di San Rocco e le porte del morto (incisione Carlo Scarpanti)

Attualmente di proprietà comunale, si trova in condizione di notevole degrado ed abbandono, ma ancora capace di sprigionare una sua particolare forza evocativa.

Note

(1) Padre Donato Calvi, nelle sue “Effemeridi” riporta la data del 14 novembre 1513, data do cui ricorda la demolizione avvenuta sopra la fontana di quella antica costruzione per l’erezione della chiesetta tuttora esistente.

Riferimenti

Alberto Castoldi, Bergamo e il suo territorio. Ed. Bolis, 2004.

Rossi Tiziana, Vanoncini Barbara, Carcano Rossella, Spanò Giovanna, Chiesa di San Rocco di piazza Mercato delle Scarpe.  Corso di Restauro Politecnico di Milano ‐ Dip. di Conservazione e storia dell’architettura. In Schede del Mercantico, Biblioteca Gavazzeni, Bergamo Alta.

Camillo Pedretti, Una sbirciata al passato. Manoscritto, 2006.

Tosca Rossi, A volo d’uccello – Bergamo nelle vedute di Alvise Cima – Analisi della rappresentazione della città trà XVI e XVIII secolo, Litostampa, Bergamo, 2012.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.