L’anima di Bergamo

Quali sono le ragioni che mi hanno spinta a indagare Bergamo, a ricercarne le tracce e a recuperarne la memoria risalendo anche al suo più remoto passato? Tracce sepolte sotto i segni delle civiltà che si sono avvicendate, sotto cumuli di macerie, nastri d’asfalto ed infinite colate di cemento? Nell’antichità ogni luogo possedeva una peculiare individualità ed era abitato da potenze – divinità, spiriti – che apparivano in luoghi specifici: sotto un albero, presso una sorgente, un pozzo, su una montagna, in un pianoro, all’ingresso della tana di un serpente. Per proteggere l’interiorità di un luogo lo si circondava di pietre: così sorgevano i templi – consacrati a queste divinità – e gli Àuguri, ritualizzando il Genius loci, fondavano le città. La conoscenza dei luoghi permetteva di coglierne i segni di buono o di cattivo auspicio. Se al pari di ogni essere umano anche i luoghi hanno un’anima, il nostro compito, scrive James Hillman ne L’anima dei luoghi, è di scoprirla rintracciando in essa la sua identità, unica e irripetibile. Riallacciare gli esili fili della memoria attraverso la conoscenza, rintracciandone i lampi dell’immagine originaria, serve a ritrovare quell’intimo carattere, quella specificità che costituisce l’anima di un luogo. Andiamo dunque a ricercare l’anima di Bergamo, cogliendone i segni sepolti sotto migliaia di anni di storia, quando i nostri progenitori si concentrarono, sempre più numerosi, a formare la città sul monte, luogo d’elezione e di convergenza delle due realtà che da tempi immemori occupavano il territorio orobico: l’aspro e introverso  mondo della montagna, per tradizione legato alla sfera subalpina e d’oltralpe, e il mondo della pianura, più proiettato verso i vivaci centri padani – e mediterranei -, generatore di relazioni di ampio respiro che diedero impulso e vita a quel pianoro privilegiato. Riscopriamo la sacralità dell’originario perimetro cittadino – entro il quale si succedettero genti e culture – che con l’apporto di Roma si arricchì di monumenti i cui frammenti affiorano ancor’oggi a fil di pietra. E’ possibile infatti scoprire la città antica, non solo attraverso il lavoro certosino degli archeologi e degli storici, ma anche attraverso una disposizione d’animo curiosa, empatica e percettiva, guardando oltre il presente per riconoscere l’anima del luogo.

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